Ju-Jitsu Zanshin Bushido


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Il M. Gino Bianchi

Cenni strorici

ed il jujutsu in Italia

Il Maestro Bianchi, già campione militare di Savate, era impegnato durante la Seconda Guerra Mondiale col contingente italiano nella colonia giapponese di Tien Sing in Cina dove venne a contatto col jujutsu e, rimanendone colpito per l'efficacia, decise di diffonderlo una volta tornato in Italia.
L'opera di diffusione iniziò a Genova, nella palestra di via Ogerio Pane, dove il Maestro Bianchi insegnava gratuitamente a cinque o sei allievi nel difficile clima di ristrettezze del secondo dopoguerra; con la fine degli anni quaranta la palestra si trasferì nella sede storica di Salita Famagosta e l'opera di diffusione del jujutsu "stile Bianchi" procedette a pieno ritmo anche grazie alle varie dimostrazioni pubbliche svolte col gruppo dei Kaze Hito (uomini vento).Il "metodo Bianchi" è stato razionalizzato dal M° Rinaldo Orlandi che, dopo la scomparsa del M° Bianchi, organizzò le tecniche praticate in 5 gruppi di 20 tecniche.

I 5 gruppi presero i nomi delle prime cinque lettere dell'alfabeto e vennero chiamati settori.

Il settore A raggruppa tecniche che provocano sbilanciamento dell'avversario (atterramento) e un eventuale controllo al suolo.
Il settore B raggruppa tecniche dove è predominante la proiezione dell'avversario.
Il settore C raggruppa tecniche mirano allo studio degli effetti di compressione e torsione articolare (cosiddette leve articolari).
Il settore D raggruppa tecniche che mirano alla resa o allo sbilanciamento dell'avversario agendo sul suo collo (strangolamenti e torsioni).
Il settore E raggruppa tecniche che sono la somma e il sunto dei precedenti gruppi.

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